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Questa sera si filosofeggia: andiamo indietro nel tempo fino al XIV secolo. Se fossimo vissuti in Inghilterra (che non era grancché a quei tempi, per dovere di cronaca), e avessimo passeggiato per i giardini del convento di Ockham, avremo potuto incontrare un uomo canuto fin da giovane, di bell’aspetto nonostante una statura non molto generosa.
Questo incontro ci avrebbe potuto cambiare la vita:
Usciamo allo scoperto: oggi parliamo di Guglielmo da Ockham, un filosofo inglese non molto famoso, ma che ha sviluppato un metodo di analisi logica che anche ai giorni nostri sarebbe decisamente rivoluzionaria, soprattutto se applicata.
Possiamo dire che il buon Guglielmo da Ockham –forse suo malgrado– è stato il primo a dare raziocinio alla risoluzione dei problemi e, teorizzando il suo famoso rasoio di Ockham, ha di fatto “inventato” quella disciplina che oggi viene pomposamente chiamata “problem-solving”.
Evitiamo tutta la discussione teologica che ha portato quasi al rogo per eresia questo frate francescano: possiamo dire che secondo Guglielmo non ha senso cercare di complicare ciò che è semplice.
Come principio non sembra difficile, e magari proprio non si intuisce dove sta la genialità del tale suddetto suddito di sua Maestà.
Se vogliamo trovare il perchè di un evento, con tutta facilità potremo trovare risposte dalla spiegazione più semplice, ovvero quella che ha meno passaggi (logici o di altro tipo).
Esempio di applicazione corretta:
Mi cade una mela in testa? Una folata di vento ha fatto staccare il frutto dal ramo.
Esempio di applicazione scorretta:
Mi cade una mela in testa? Giove, in eclissi con Saturno, ha provocato una radiazione cosmica che ha risvegliato il nostro amico verde dell’Area51 della base di Roosvelt, il quale ha acceso un teletrasporto invisibile, e siccome tale omino verde è burlone, prima di ritornare su Alpha Centauri, si è preso gioco di me, tirandomi addosso una mela.
I due esempi (sebbene risibili) sono entrambi probabili, ma la prima spiegazione circa la mela caduta sulla testa è la più probabile proprio perchè è la più semplice.
La seconda da per scontato che il nostro amico alieno sia verde, che abbia un teletrasporto tascabile, provenga da Alpha Centauri, e molto altro: presi singolarmente, sono tutti eventi possibili, ma la loro concatenazione è pressocchè impossibile.
Guglielmo da Ockham ci da una mano e, rischiando la vita perchè queste sue teorie sono state prese per negazioniste sull’esistenza di dio, ha detto:
1) non moltiplicare gli elementi più del necessario
2) non considerare la plurarità se non necessario
3) è inutile fare con più quello che si può fare con meno
Dopo 617 parole, finalmente veniamo al dunque, e vediamo come il rasoio di Ockham è tuttoggi attuale: proviamo per un istante ad applicare queste 3 regolette alla comunicazione, specie quella web?
1) non moltiplicare gli elementi più del necessario
quanti siti sono sovraddimensionati per numero di elementi (grafici e/o testuali) che rendono la comunicazione meno trasparente e quindi meno efficace?
Purtroppo tanti: e sempre di più. Ciò fa –però– la fortuna di quei siti che hanno fatto della razionalità e linearità il proprio fondamento della comunicazione.
In sostanza, i siti semplici sono sempre più belli da vedere e più facili da navigare rispetto a quelli con tantti messaggi, oggetti flash, colori, etc… anche se questi ultimi sono più complessi/lunghi da fare: ovvero, fai lavoro in più del tutto inutilmente.
2) non considerare la plurarità se non necessario
perchè non cercare di comunicare un messaggio usando un solo elemento?
in molti siti questo non avviene, e lo stesso messaggio viene trasmesso usando più cose. A differenza del punto 1), non si sta parlando di troppe cose dette contemporaneamente, ma della ripetizione (magari del tutto involontaria) di un concetto.
3) è inutile fare con più quello che si può fare con meno
questa, infine, è la mia massima preferita: quante volte, un problema semplice, con una risposta lineare, viene reso complicato da inutili ragionamenti o schemi prefissati?
Soprattutto in informatica, dove i processi logici devo andare di pari passo con la velocità della tecnologia, questa regola è –purtroppo– poco seguita: un esempio su tutti è Windows Vista, che con la pretesa di renderlo più sicuro, è stato trasformato in un carrozzone pesantissimo e molto vulnerabile, dato che alcuni thread degli antivirus venivano visti da sè stessi come virus.
Risultato di tutto questo è che quando vogliamo comunicare qualcosa, lo tendiamo a fare nella maniera più complessa possibile (basta vedere questo post ).
La semplicità NON è la sintesi, dato che si può far sintesi anche di cose complesse.
In questi anni di attività, in Endea abbiamo sempre cercato di mettere in risalto la semplicità della comunicazione: più semplice è il messaggio, più è facile che la sua essenzialità venga raccolta dal pubblico.
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