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05

La mazzata
Pubblicato da Fabrizio Penso nella sezione Chiacchiere da Bar Sport
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Non è una novità che negli ultimi anni Inter­net stia diven­tando il media di rifer­i­mento plan­e­tario per la cir­co­lazione lib­era delle notizie: se ne sono accorti anche in Italia, e quindi le isti­tuzioni si sono prese la briga di esten­dere il “diritto di avere Inter­net” a tutti.

Sarà vero?

C’era un piano, approvato con il prece­dente gov­erno, che si promet­teva di garan­tire l’ADSL al 90% della popo­lazione ital­iana entro il 2010 con circa 800 mil­ioni di euro: questo piano è stato riv­is­i­tato suc­ces­si­va­mente, e gli esperti hanno sta­bil­ito che con quella cifra si può garan­tire non un’ADSL qual­si­asi, ma una bella 20 Mbit al 96% della popo­lazione, entro il 2012.

Ecco breve­mente il “piano Romani”, pre­sen­tato in pompa magna in giugno come anti­doto al digital-divide: una sper­anza per molti ital­iani, tutt’oggi tagliati fuori dalla dis­tribuzione di seg­nale ADSL o similare.

Purtroppo, le nos­tre sper­anze sono durate molto poco: ieri Gianni Letta, sot­toseg­re­tario alla Pres­i­denza del Con­siglio ha detto in maniera chiara che i soldi per la banda larga ver­ranno dati alla Sirti (ex azienda Tele­com Italia, ceduta dalla Pirelli ad un’azienda del Gruppo Medi­aset) quando saremo usciti dalla crisi economica.

In com­penso, gli 800 mil­ioni già accan­to­nati da due gov­erni suc­ces­sivi, sebbene con­ge­lati, sono solo una parte di un prog­etto più ampio da 1,47 mil­iardi di euro, il cosid­detto “piano Romani” — da Paolo Romani, vicem­i­nistro per lo Sviluppo con del­ega alle Comu­ni­cazioni, che com­prende –in parte– anche il dig­i­tale terrestre.

Un piano di liv­ello base, per risol­vere i nodi più strin­genti della nos­tra rete, afflitta da prob­lemi di cop­er­tura (il 12% degli ital­iani non può avere nem­meno i 2 Megabit) e da una cres­cente sat­u­razione che ral­lenta le con­nes­sioni degli utenti è stato trasfor­mato in un prog­etto tal­mente ampio che –alla fine– si dimostra irrealizzabile.

Con il piano Roman e il suo accan­ton­a­mento, l’Italia deve rin­un­ciare nel breve ter­mite allo sviluppo futuro della rete, lim­i­tando in prat­ica l’accesso ad inter­net. Tutto questo a dif­ferenza di altri Paesi europei, dove ci sono da anni piani nazion­ali per portare banda larghissima a 50–100 Megabit. Al 75% delle case entro il 2014 in Ger­ma­nia; a 4 mil­ioni di case nel 2012 in Fran­cia (che inve­stirà 10 mil­iardi di euro). Eppure, a quanto pare, anche questo piano min­imo ha avuto un intoppo. 

Da noi, quegli 800 mil­ioni sono stati avvolti da un velo di mis­tero: un decreto legge già a giugno li stanzi­ava per la banda larga, ma il Cipe (Comi­tato Inter­min­is­te­ri­ale per la Pro­gram­mazione Eco­nom­ica), ne ha sem­pre rimandato l’assegnazione, fino a farlo decadere la set­ti­mana scorsa. A nulla sono valse le pres­sioni, per sbloc­care quei fondi, da parte di Tele­com Italia, Agcom (Autorità garante delle comu­ni­cazioni), dello stesso Romani e del min­istro per la Pub­blica ammin­is­trazione e l’Innovazione, Renato Brunetta. 

Almeno adesso il rebus è sve­lato quando Letta ha comu­ni­cato che i fondi (sem­pre i soliti 800 mil­ioni già accan­to­nati da anni) sono sem­pre a dis­po­sizione del Cipe, non sono stati dirot­tati altrove, ma saranno sbloc­cati solo una volta usciti dalla crisi. Adesso ci sono altre pri­or­ità eco­nomiche, la banda larga può aspettare: meglio inve­stire nel mat­tone, come nel 1800.

Non la pen­sano così altri gov­erni europei, con i loro piani sulla banda larga. Né è d’accordo l’Unione Euro­pea sec­ondo cui questi piani ser­vono appunto per uscire dalla crisi. L’Europa ha sti­mato che la banda larga porterà un mil­ione di posti di lavoro fino al 2015 e una crescita dell’economia euro­pea di 850 mil­iardi di euro. 

Chissà adesso di quanto tempo il piano Romani sarà ritardato, rispetto all’obiettivo 2012. Il sot­toseg­re­tario si dice però “cau­ta­mente ottimista”: “Letta ha detto anche che la banda larga, nelle pri­or­ità ordi­narie del gov­erno, è al primo posto. Subito dopo quelle stra­or­di­narie che ora vivi­amo per la crisi credo inoltre che la fine della crisi sia ques­tione di mesi, non di anni. Inoltre, anche senza gli 800 mil­ioni non sti­amo fermi. Abbi­amo 400 mil­ioni, tra fondi Infratel, rurali dalla Comu­nità Euro­pea e derivanti da pro­to­colli con le Regioni. Sti­amo facendo bandi, cre­ando infrastrutture”. 

Per arrivare a 1,47 mil­iardi, all’appello man­cano circa 210 mil­ioni, che, sec­ondo il piano, dovreb­bero venire da pri­vati (leggi Pirelli e Tele­com). “Per quelli faremo un bando europeo, dopo che si sbloc­cher­anno gli 800 mil­ioni”, spiega Romani. Insomma, degli 1,47 mil­iardi manca all’appello un mil­iardo. Si lavora con circa un quarto della somma prevista. 

Forse non era meglio dare a tutti (par­don, il 90% della popo­lazione) un “nor­male” accesso a 7mbit invece che un faraon­ico 20mbit?



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