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Non è una novità che negli ultimi anni Internet stia diventando il media di riferimento planetario per la circolazione libera delle notizie: se ne sono accorti anche in Italia, e quindi le istituzioni si sono prese la briga di estendere il “diritto di avere Internet” a tutti.
Sarà vero?
C’era un piano, approvato con il precedente governo, che si prometteva di garantire l’ADSL al 90% della popolazione italiana entro il 2010 con circa 800 milioni di euro: questo piano è stato rivisitato successivamente, e gli esperti hanno stabilito che con quella cifra si può garantire non un’ADSL qualsiasi, ma una bella 20 Mbit al 96% della popolazione, entro il 2012.
Ecco brevemente il “piano Romani”, presentato in pompa magna in giugno come antidoto al digital-divide: una speranza per molti italiani, tutt’oggi tagliati fuori dalla distribuzione di segnale ADSL o similare.
Purtroppo, le nostre speranze sono durate molto poco: ieri Gianni Letta, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio ha detto in maniera chiara che i soldi per la banda larga verranno dati alla Sirti (ex azienda Telecom Italia, ceduta dalla Pirelli ad un’azienda del Gruppo Mediaset) quando saremo usciti dalla crisi economica.
In compenso, gli 800 milioni già accantonati da due governi successivi, sebbene congelati, sono solo una parte di un progetto più ampio da 1,47 miliardi di euro, il cosiddetto “piano Romani” — da Paolo Romani, viceministro per lo Sviluppo con delega alle Comunicazioni, che comprende –in parte– anche il digitale terrestre.
Un piano di livello base, per risolvere i nodi più stringenti della nostra rete, afflitta da problemi di copertura (il 12% degli italiani non può avere nemmeno i 2 Megabit) e da una crescente saturazione che rallenta le connessioni degli utenti è stato trasformato in un progetto talmente ampio che –alla fine– si dimostra irrealizzabile.
Con il piano Roman e il suo accantonamento, l’Italia deve rinunciare nel breve termite allo sviluppo futuro della rete, limitando in pratica l’accesso ad internet. Tutto questo a differenza di altri Paesi europei, dove ci sono da anni piani nazionali per portare banda larghissima a 50–100 Megabit. Al 75% delle case entro il 2014 in Germania; a 4 milioni di case nel 2012 in Francia (che investirà 10 miliardi di euro). Eppure, a quanto pare, anche questo piano minimo ha avuto un intoppo.
Da noi, quegli 800 milioni sono stati avvolti da un velo di mistero: un decreto legge già a giugno li stanziava per la banda larga, ma il Cipe (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica), ne ha sempre rimandato l’assegnazione, fino a farlo decadere la settimana scorsa. A nulla sono valse le pressioni, per sbloccare quei fondi, da parte di Telecom Italia, Agcom (Autorità garante delle comunicazioni), dello stesso Romani e del ministro per la Pubblica amministrazione e l’Innovazione, Renato Brunetta.
Almeno adesso il rebus è svelato quando Letta ha comunicato che i fondi (sempre i soliti 800 milioni già accantonati da anni) sono sempre a disposizione del Cipe, non sono stati dirottati altrove, ma saranno sbloccati solo una volta usciti dalla crisi. Adesso ci sono altre priorità economiche, la banda larga può aspettare: meglio investire nel mattone, come nel 1800.
Non la pensano così altri governi europei, con i loro piani sulla banda larga. Né è d’accordo l’Unione Europea secondo cui questi piani servono appunto per uscire dalla crisi. L’Europa ha stimato che la banda larga porterà un milione di posti di lavoro fino al 2015 e una crescita dell’economia europea di 850 miliardi di euro.
Chissà adesso di quanto tempo il piano Romani sarà ritardato, rispetto all’obiettivo 2012. Il sottosegretario si dice però “cautamente ottimista”: “Letta ha detto anche che la banda larga, nelle priorità ordinarie del governo, è al primo posto. Subito dopo quelle straordinarie che ora viviamo per la crisi credo inoltre che la fine della crisi sia questione di mesi, non di anni. Inoltre, anche senza gli 800 milioni non stiamo fermi. Abbiamo 400 milioni, tra fondi Infratel, rurali dalla Comunità Europea e derivanti da protocolli con le Regioni. Stiamo facendo bandi, creando infrastrutture”.
Per arrivare a 1,47 miliardi, all’appello mancano circa 210 milioni, che, secondo il piano, dovrebbero venire da privati (leggi Pirelli e Telecom). “Per quelli faremo un bando europeo, dopo che si sbloccheranno gli 800 milioni”, spiega Romani. Insomma, degli 1,47 miliardi manca all’appello un miliardo. Si lavora con circa un quarto della somma prevista.
Forse non era meglio dare a tutti (pardon, il 90% della popolazione) un “normale” accesso a 7mbit invece che un faraonico 20mbit?
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