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	<title>Area51 - Endea</title>
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	<description>Tutte le offerte last minute per un bel tour guidato nel web di domani</description>
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		<title>Top 10</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 22:14:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Penso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiacchiere da Bar Sport]]></category>
		<category><![CDATA[10 anni]]></category>
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		<description><![CDATA[la vita in internet in questa decade]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Attingo a piene mani dal sito Webby Awards, che si è preso l’onerosa briga di stilare la classifica dei 10 principali eventi che hanno segnato la storia di internet in questi suoi primi dieci anni di “attività”.</p>
<p>Dal 2000 ai giorni nostri, ecco cosa è degno di nota:</p>
<p>1. Craigslist: una bacheca on line per la vendita di poche cianfrusaglie, è diventato nel 2000 quasi una testata giornalistica nazionale, dato che gli utenti pubblicavano notizie e non annunci di vendita. I giornali hanno iniziato a capire bene la portata di internet e l’inizio della loro decandenza.</p>
<p>2. Google AdWords: annunciato nel 1999, lanciato nel 2000 e usato con una certa consistenza a partire dal 2004, questo sistema è la chiave di volta del successo di un sito internet e della sua visibilità.</p>
<p>3. Wikipedia: definitia come l’enciclopedia open-source, dal 2001 continua a crescere e oggi contiene oltre 14 milioni di voci in 271 lingue e porta persone che non si conoscono a lavorare su progetti comuni.</p>
<p>4. Napster chiuso nel 2001: il fatto ha praticamente dato il via al file-sharing via http.</p>
<p>5. La quotazione di Google in borsa, avvenuta nel 2004: il web è un affare serio.</p>
<p>6. You Tube dal 2006: indiscutibilmente una rivoluzione epocale, che ha modificato per sempre il nostro modo di informarci.</p>
<p>7. L’apertura di Facebook a coloro che non erano studenti di college e il lancio di Twitter nel 2006.</p>
<p>8. Il debutto dell’iPhone nel 2007: un bene di lusso diventato un oggetto necessario con una applicazione per ogni aspetto della vita moderna.</p>
<p>9. La campagna presidenziale Usa del 2008 in cui Internet ha modificato ogni aspetto del modo in cui si fa propaganda</p>
<p>10. Le proteste per le elezioni iraniane del 2009 in cui Twitter è risultato vitale nell’organizzare manifestazioni e nell’esprimere esso stesso la protesta.</p>
<p>Ci si dimentica qualcosa ?</p>
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		<title>Pelo e contropelo</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 22:48:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Penso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiacchiere da Bar Sport]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[logica]]></category>
		<category><![CDATA[ockham]]></category>

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		<description><![CDATA[Questa sera si filosofeggia: andiamo indietro nel tempo fino al XIV secolo. Se fossimo vissuti in Inghilterra (che non era grancché a quei tempi, per dovere di cronaca), e avessimo passeggiato per i giardini del convento di Ockham, avremo potuto incontrare un uomo canuto fin da giovane, di bell’aspetto nonostante una statura non molto generosa.
Questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa sera si filosofeggia: andiamo indietro nel tempo fino al XIV secolo. Se fossimo vissuti in Inghilterra (che non era grancché a quei tempi, per dovere di cronaca), e avessimo passeggiato per i giardini del convento di Ockham, avremo potuto incontrare un uomo canuto fin da giovane, di bell’aspetto nonostante una statura non molto generosa.</p>
<p>Questo incontro ci avrebbe potuto cambiare la vita: <span id="more-214"></span></p>
<p>Usciamo allo scoperto: oggi parliamo di Guglielmo da Ockham, un filosofo inglese non molto famoso, ma che ha sviluppato un metodo di analisi logica che anche ai giorni nostri sarebbe decisamente rivoluzionaria, soprattutto se applicata.</p>
<p>Possiamo dire che il buon Guglielmo da Ockham –forse suo malgrado– è stato il primo a dare raziocinio alla risoluzione dei problemi e, teorizzando il suo famoso <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rasoio_di_Occam">rasoio di Ockham</a>, ha di fatto “inventato” quella disciplina che oggi viene pomposamente chiamata “problem-solving”.</p>
<p>Evitiamo tutta la discussione teologica che ha portato quasi al rogo per eresia questo frate francescano: possiamo dire che secondo Guglielmo non ha senso cercare di complicare ciò che è semplice.<br />
Come principio non sembra difficile, e magari proprio non si intuisce dove sta la genialità del tale suddetto suddito di sua Maestà.</p>
<p>Se vogliamo trovare il perchè di un evento, con tutta facilità potremo trovare risposte dalla spiegazione più semplice, ovvero quella che ha meno passaggi (logici o di altro tipo).</p>
<p>Esempio di applicazione corretta:<br />
Mi cade una mela in testa? Una folata di vento ha fatto staccare il frutto dal ramo.</p>
<p>Esempio di applicazione scorretta:<br />
Mi cade una mela in testa? Giove, in eclissi con Saturno, ha provocato una radiazione cosmica che ha risvegliato il nostro amico verde dell’Area51 della base di Roosvelt, il quale ha acceso un teletrasporto invisibile, e siccome tale omino verde è burlone, prima di ritornare su Alpha Centauri, si è preso gioco di me, tirandomi addosso una mela.</p>
<p>I due esempi (sebbene risibili) sono entrambi probabili, ma la prima spiegazione circa la mela caduta sulla testa è la più probabile proprio perchè è la più semplice.<br />
La seconda da per scontato che il nostro amico alieno sia verde, che abbia un teletrasporto tascabile, provenga da Alpha Centauri, e molto altro: presi singolarmente, sono tutti eventi possibili, ma la loro concatenazione è pressocchè impossibile.</p>
<p>Guglielmo da Ockham ci da una mano e, rischiando la vita perchè queste sue teorie sono state prese per negazioniste sull’esistenza di dio, ha detto:<br />
1) non moltiplicare gli elementi più del necessario<br />
2) non considerare la plurarità se non necessario<br />
3) è inutile fare con più quello che si può fare con meno</p>
<p>Dopo 617 parole, finalmente veniamo al dunque, e vediamo come il rasoio di Ockham è tuttoggi attuale: proviamo per un istante ad applicare queste 3 regolette alla comunicazione, specie quella web?</p>
<p>1) non moltiplicare gli elementi più del necessario<br />
quanti siti sono sovraddimensionati per numero di elementi (grafici e/o testuali) che rendono la comunicazione meno trasparente e quindi meno efficace?<br />
Purtroppo tanti: e sempre di più. Ciò fa –però– la fortuna di quei siti che hanno fatto della razionalità e linearità il proprio fondamento della comunicazione.<br />
In sostanza, i siti semplici sono sempre più belli da vedere e più facili da navigare rispetto a quelli con tantti messaggi, oggetti flash, colori, etc… anche se questi ultimi sono più complessi/lunghi da fare: ovvero, fai lavoro in più del tutto inutilmente.</p>
<p>2) non considerare la plurarità se non necessario<br />
perchè non cercare di comunicare un messaggio usando un solo elemento?<br />
in molti siti questo non avviene, e lo stesso messaggio viene trasmesso usando più cose. A differenza del punto 1), non si sta parlando di troppe cose dette contemporaneamente, ma della ripetizione (magari del tutto involontaria) di un concetto.</p>
<p>3) è inutile fare con più quello che si può fare con meno<br />
questa, infine, è la mia massima preferita: quante volte, un problema semplice, con una risposta lineare, viene reso complicato da inutili ragionamenti o schemi prefissati?<br />
Soprattutto in informatica, dove i processi logici devo andare di pari passo con la velocità della tecnologia, questa regola è –purtroppo– poco seguita: un esempio su tutti è Windows Vista, che con la pretesa di renderlo più sicuro, è stato trasformato in un carrozzone pesantissimo e molto vulnerabile, dato che alcuni thread degli antivirus venivano visti da sè stessi come virus.</p>
<p>Risultato di tutto questo è che quando vogliamo comunicare qualcosa, lo tendiamo a fare nella maniera più complessa possibile (basta vedere questo post ).</p>
<p>La semplicità NON è la sintesi, dato che si può far sintesi anche di cose complesse.</p>
<p>In questi anni di attività, in Endea abbiamo sempre cercato di mettere in risalto la semplicità della comunicazione: più semplice è il messaggio, più è facile che la sua essenzialità venga raccolta dal pubblico.</p>
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		<title>La mazzata</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 13:34:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Penso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiacchiere da Bar Sport]]></category>
		<category><![CDATA[adsl]]></category>
		<category><![CDATA[banda larga]]></category>
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		<description><![CDATA[Non è una novità che negli ultimi anni Internet stia diventando il media di riferimento planetario per la circolazione libera delle notizie: se ne sono accorti anche in Italia, e quindi le istituzioni si sono prese la briga di estendere il “diritto di avere Internet” a tutti.
Sarà vero? 
C’era un piano, approvato con il precedente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non è una novità che negli ultimi anni Internet stia diventando il media di riferimento planetario per la circolazione libera delle notizie: se ne sono accorti anche in Italia, e quindi le istituzioni si sono prese la briga di estendere il “diritto di avere Internet” a tutti.</p>
<p>Sarà vero? <span id="more-208"></span></p>
<p>C’era un piano, approvato con il precedente governo, che si prometteva di garantire l’ADSL al 90% della popolazione italiana entro il 2010 con circa 800 milioni di euro: questo piano è stato rivisitato successivamente, e gli esperti hanno stabilito che con quella cifra si può garantire non un’ADSL qualsiasi, ma una bella 20 Mbit al 96% della popolazione,  entro il 2012.</p>
<p>Ecco brevemente il “piano Romani”, presentato in pompa magna in giugno come antidoto al digital-divide: una speranza per molti italiani, tutt’oggi tagliati fuori dalla distribuzione di segnale ADSL o similare.</p>
<p>Purtroppo, le nostre speranze sono durate molto poco: ieri Gianni Letta, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio ha detto in maniera chiara che i soldi per la banda larga verranno dati alla Sirti (ex azienda Telecom Italia, ceduta dalla Pirelli ad un’azienda del Gruppo Mediaset) quando saremo usciti dalla crisi economica.</p>
<p>In compenso, gli 800 milioni già accantonati da due governi successivi, sebbene congelati, sono solo una parte di un progetto più ampio da 1,47 miliardi di euro, il cosiddetto “piano Romani” — da Paolo Romani, viceministro per lo Sviluppo con delega alle Comunicazioni, che comprende –in parte– anche il digitale terrestre.</p>
<p>Un piano di livello base, per risolvere i nodi più stringenti della nostra rete, afflitta da problemi di copertura (il 12% degli italiani non può avere nemmeno i 2 Megabit) e da una crescente saturazione che rallenta le connessioni degli utenti è stato trasformato in un progetto talmente ampio che –alla fine– si dimostra irrealizzabile.</p>
<p>Con il piano Roman e il suo accantonamento, l’Italia deve rinunciare nel breve termite allo sviluppo futuro della rete, limitando in pratica l’accesso ad internet. Tutto questo a differenza di altri Paesi europei, dove ci sono da anni piani nazionali per portare banda larghissima a 50–100 Megabit. Al 75% delle case entro il 2014 in Germania; a 4 milioni di case nel 2012 in Francia (che investirà 10 miliardi di euro). Eppure, a quanto pare, anche questo piano minimo ha avuto un intoppo. </p>
<p>Da noi, quegli 800 milioni sono stati avvolti da un velo di mistero: un decreto legge già a giugno li stanziava per la banda larga, ma il Cipe (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica), ne ha sempre rimandato l’assegnazione, fino a farlo decadere la settimana scorsa. A nulla sono valse le pressioni, per sbloccare quei fondi, da parte di Telecom Italia, Agcom (Autorità garante delle comunicazioni), dello stesso Romani e del ministro per la Pubblica amministrazione e l’Innovazione, Renato Brunetta. </p>
<p>Almeno adesso il rebus è svelato quando Letta ha comunicato che i fondi (sempre i soliti 800 milioni già accantonati da anni) sono sempre a disposizione del Cipe, non sono stati dirottati altrove, ma saranno sbloccati solo una volta usciti dalla crisi. Adesso ci sono altre priorità economiche, la banda larga può aspettare: meglio investire nel mattone, come nel 1800.</p>
<p>Non la pensano così altri governi europei, con i loro piani sulla banda larga. Né è d’accordo l’Unione Europea secondo cui questi piani servono appunto per uscire dalla crisi. L’Europa ha stimato che la banda larga porterà un milione di posti di lavoro fino al 2015 e una crescita dell’economia europea di 850 miliardi di euro. </p>
<p>Chissà adesso di quanto tempo il piano Romani sarà ritardato, rispetto all’obiettivo 2012. Il sottosegretario si dice però “cautamente ottimista”: “Letta ha detto anche che la banda larga, nelle priorità ordinarie del governo, è al primo posto. Subito dopo quelle straordinarie che ora viviamo per la crisi credo inoltre che la fine della crisi sia questione di mesi, non di anni. Inoltre, anche senza gli 800 milioni non stiamo fermi. Abbiamo 400 milioni, tra fondi Infratel, rurali dalla Comunità Europea e derivanti da protocolli con le Regioni. Stiamo facendo bandi, creando infrastrutture”. </p>
<p>Per arrivare a 1,47 miliardi, all’appello mancano circa 210 milioni, che, secondo il piano, dovrebbero venire da privati (leggi Pirelli e Telecom). “Per quelli faremo un bando europeo, dopo che si sbloccheranno gli 800 milioni”, spiega Romani. Insomma, degli 1,47 miliardi manca all’appello un miliardo. Si lavora con circa un quarto della somma prevista. </p>
<p>Forse non era meglio dare a tutti (pardon, il 90% della popolazione) un “normale” accesso a 7mbit invece che un faraonico 20mbit?</p>
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		<title>Ora il web è davvero WorldWide</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 21:56:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Penso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiacchiere da Bar Sport]]></category>
		<category><![CDATA[Babele]]></category>
		<category><![CDATA[caratteri non latini]]></category>
		<category><![CDATA[ICANN]]></category>
		<category><![CDATA[nomi a dominio]]></category>
		<category><![CDATA[Obama]]></category>

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		<description><![CDATA[Alzi la mano chi non ha mai sentito parlare dell’ICANN (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers): suvvia, non siate timidi.
Ma davvero così poche persone conoscono l’ICANN? Eppure è un ente fondamentale per la navigazione in internet: 
In effetti, chi non è del settore, ignora l’esistenza dell’ICANN: anzi, i più neppure sanno come è che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alzi la mano chi non ha mai sentito parlare dell’ICANN (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers): suvvia, non siate timidi.<br />
Ma davvero così poche persone conoscono l’ICANN? Eppure è un ente fondamentale per la navigazione in internet: <span id="more-195"></span></p>
<p>In effetti, chi non è del settore, ignora l’esistenza dell’ICANN: anzi, i più neppure sanno come è che digitando “www.” ci si colleghi ad un qualche sito.<br />
Brevemente, l’ICANN è un’organismo americano che prima assegna e poi gestisce gli indirizzi su Internet: perchè ve ne voglio parlare ? beh, proprio in questi giorni ha deliberato nel corso del consueto summit annuale tenutosi a Seul, il nuovo piano di sviluppo chiamato “Fast Track”, che permette di utilizzare sul web non più solo caratteri latini, ma anche quelli cinese, indiano, arabo, giapponese, coreano e russo.<br />
Se ci pensate, è un piccolo dettaglio tecnico, ma stiamo parlando di un evento epocale. Rod Beckstrom, amministratore delegato dell’ICANN, ha parlato di «un passo storico che porta dritto all’internazionalizzazione di Internet». Come dargli torto?</p>
<p>Il presidente dell’organismo, Peter Dengate Thrush, ha definito il piano «il più grande cambiamento tecnico di Internet, da quando è stato inventato 40 anni fa». L’ICANN stima che circa la metà degli 1,6 miliardi di utenti del web nel mondo utilizzi una lingua scritta in un alfabeto diverso da quello latino: questa rivoluzione renderà il web più semplice da usare a questi 1,6 miliardi di persone, ma soprattutto spianerà la strada a qualche altro miliardo di potenziali utenti.</p>
<p>Negli ultimi anni, i browser (o meglio, i sistemi operativi) già supportano le tabelle caratteri non latini, ma un beduino in pieno deserto del Sahara, per collegarsi al suo home banking doveva sempre usare un alfabeto non suo.</p>
<p>Il progetto verrà lanciato in via definitiva il 16 novembre prossimo, mentre per vedere i primi domini assegnati con i caratteri non latini, bisognerà aspettare il secondo semestre 2010: in sostanza dopo “solo” due anni di sperimentazione a livello di ricerca universitaria.</p>
<p>Gli utenti però non dovrebbero accorgersi del cambiamento grazie ad un sistema di traduzione che consentirà ai diversi alfabeti di essere convertiti nell’indirizzo giusto.</p>
<p>L’internazionalizzazione dei domini arriva a pochi giorni di distanza dall’internazionalizzazione della stessa ICANN, organismo creato nel 1998 e controllato dal Dipartimento del Commercio Usa: dallo scorso 1 ottobre, infatti, l’amministrazione Obama ha liberato della tutela americana l’organismo che governa la Rete mondiale. L’ICANN ora dovrà tener conto anche dei suggerimenti forniti da supervisori internazionali. Probabilmente il governo statunitense temeva che prima o poi Cina, Russia e India creassero infrastrutture di Rete indipendenti e forse non è un caso che il primo atto del rinnovato ICANN sia proprio il via libera alla babele di lingue e alfabeti.</p>
<p>Come valutate questa rivoluzione?</p>
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		<title>E internet fu (finalmente)</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 13:40:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Penso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiacchiere da Bar Sport]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
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		<description><![CDATA[L’Italia è ancora alle prese con il faticoso passaggio dalla televisione analogica al digitale terrestre, ma un’altra rivoluzione ben più clamorosa è già dietro l’angolo. Rimanere non aggiornato è semplice:
Da tempo si parla della trasformazione della tv rispetto a come siamo abituati a conoscerla da oltre mezzo secolo, ma ora, come segnala un ampio servizio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’Italia è ancora alle prese con il faticoso passaggio dalla televisione analogica al digitale terrestre, ma un’altra rivoluzione ben più clamorosa è già dietro l’angolo. Rimanere non aggiornato è semplice:<span id="more-165"></span></p>
<p>Da tempo si parla della trasformazione della tv rispetto a come siamo abituati a conoscerla da oltre mezzo secolo, ma ora, come segnala un ampio servizio sul Wall Street Journal di pochi giorni fa, la svolta è davvero vicina. </p>
<p>I grandi produttori di televisori, le maggiori aziende di processori, le società all’avanguardia nella creazione di software e i più grossi operatori del web: tutti sono freneticamente al lavoro per trasformare il grande schermo piazzato al centro dei nostri salotti in una centralina di informazioni e contenuti interattivi. “Il nuovo sacro graal dell’era digitale”, la definisce il quotidiano finanziario statunitense a rimarcare l’importanza della tv collegata a internet. </p>
<p>Sul televisore potenziato da un adeguato processore sarà possibile navigare la rete, consultare il giornale online, leggere libri in formato digitale, comunicare con gli amici, vedere filmati musicali e altre curiosità che hanno fatto la fortuna di siti come Youtube.<br />
Possibilità che obbligheranno tutti a cambiare: chi oggi fa la tv, chi produce informazione e chi offre contenuti e servizi per la rete. Cambiamenti che con effetti a cascata sconvolgeranno inevitabilmente anche il mercato pubblicitario in un futuro non troppo lontano. </p>
<p>Secondo le ultime previsioni della società di ricerca iSuppli, già nel 2013, praticamente dopodomani, i televisori attrezzati per interagire con internet saranno nel mondo circa 90 milioni, conquistando il 40% del mercato. “Appena cinque anni fa la gente sosteneva di non voler la posta elettronica sul cellulare, ora sui telefonini vengono scambiati interi file”, spiega Patrick Barry, uno dei senior executive di Yahoo per spiegare quello che ci attende. Non a caso la web company a lungo corteggiata da Microsoft è tra quelle in prima fila nello studio di nuove applicazioni pensate appositamente per “girare” sulle tv di nuova generazione.</p>
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		<title>Second Life: quando il reale batte il virtuale</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 23:10:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Penso</dc:creator>
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		<category><![CDATA[avatar]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
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		<category><![CDATA[No marketing]]></category>
		<category><![CDATA[social network second life]]></category>

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		<description><![CDATA[Scrivetevi questi appunti: 17 milioni, Linden Lab, Second Life, addio.
Queste quattro parole sono il riassunto di questo post: dato che i numeri sono chiari, e tirano in ballo molti zeri, sia come valori assoluti, che come cifre in euro (o dollari, se preferite), si può dire che la speculazione dietro Second Life sia terminata, e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scrivetevi questi appunti: 17 milioni, Linden Lab, Second Life, addio.</p>
<p>Queste quattro parole sono il riassunto di questo post: dato che i numeri sono chiari, e tirano in ballo molti zeri, sia come valori assoluti, che come cifre in euro (o dollari, se preferite), si può dire che la speculazione dietro Second Life sia terminata, e con essa il fenomeno dei mondi virtuali.</p>
<p>Ma procediamo con calma, <span id="more-142"></span></p>
<p>Ai tempi d’oro di Second Life (l’anno scorso, non ere glaciali fa), sono stati attivati oltre diciassette milioni di avatar, le identità virtuali che ti permettono di “entrare” nel mondo parallelo virtuale.</p>
<p>Numeri –si diceva– impressionanti: ma di questi 17 milioni, solamente 400 mila utenti si possono (ad oggi) considerare attivi, effettuano una media di 1,2 milioni di login al mese, e generano  il 90% del traffico prodotto.<br />
Questi fedelissimi (o nostalgici) si collegano per circa 4 ore al mese, mentre i pochi smanettoni rimasti sono capaci di stare connessi anche 10 ore al giorno.</p>
<p>Le cifre sono state illustrate all’inizio di ottobre da Tom Hale, il boss di <a href="http://lindenlab.com/" target="_blank">Linden Lab Inc.</a>, la società che nel 2003 ha creato l’universo parallelo più popolare della rete, in occasione di quella che probabilmente è stata l’ultima Second Life Community Convention, a San Francisco, metà agosto.<br />
I dati pubblicati, inoltre non lasciano dubbi: il 90% degli utenti che si registra oggi abbandona l’universo virtuale dopo poche e brevi sessioni.</p>
<p>Fino al 2006–2007 Second Life era sempre sotto i riflettori, catturava l’attenzione mediatica di tutti. Politici, aziende, personaggi dello spettacolo sono stati catturati da questo Nuovo Mondo, spinti da uomini marketing abili a sfruttare il breve lasso di tempo che va dalla novità assoluta di un prodotto fino alla sua totale inutilità, raggiunta quanto un qualcosa di “pochi” diventa di” tutti”.</p>
<p>A distanza di un paio d’anni tutto è cambiato, tutto sembra lontanissimo. Sia perché le mode passano, sia perché sulla scena del web hanno fatto irruzione altri social network (come Facebook o Twitter), che con le loro reti in crescita esponenziale, si sono trasformati in nuove tribune su scala planetaria.</p>
<p>Anche il Ministero degli Esteri aveva scommesso su Second Life, aprendo il «91esimo istituto», gemello virtuale degli Istituti italiani di cultura sparsi per il mondo. «È ancora attivo ma non viene più aggiornato in modo costante» come ammettono dalla direzione generale della Farnesina: un altro investimento pubblico milionario bruciato sull’altare dell’innovazione.</p>
<p>Con il tempo infatti, Second Life ha preso una deriva troppo commerciale e il flusso dei visitatori è calato drasticamente, bombardato di pubblicità come nel mondo reale. Chi la frequentava in un’ottica più professionale ha deciso di fare le valigie: non c’erano più sbocchi possibili, se non con investimenti molto alti.</p>
<p>Second Life ha stimolato l’interesse attorno alla realtà virtuale, ma oggi non soddisfa più le esigenze di chi vuole un servizio mirato ed efficace. Chi ha un’attività commerciale o aziendale non trova le garanzie necessarie sui suoi interlocutori: chi è l’avatar che mi viene a trovare sulla mia isola virtuale?</p>
<p>In conclusione, la fortuna iniziale di Second Life (puoi essere chi vuoi) è stata la causa della sua stessa morte (alla fine non so chi sei): mi trovo a dar ragione a Paola e Chiara, che dicono di preferire Facebook, dato che è un mezzo democratico, alla portata di tutti, dove non si ha bisogno di essere qualcun altro. Ovvero il contrario delle basi di Second Life.</p>
<p>A questo punto, ultima domanda: a quando la morte di Facebook?</p>
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		<title>Espertinrete.com</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 15:10:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Penso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Portfolio Clienti]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione web]]></category>
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		<description><![CDATA[La domanda: le aziende hanno bisogno sempre più spesso di consulenze esterne, sulle quali però non hanno ragionevoli certezze sull’efficacia fino a quando la prestazione professionale non viene erogata.
L’offerta: centinaia di esperti, altamente specializzati, sono in grado di ovviare alla domanda di consulenza delle aziende, salvo riuscire ad entrare in contatto con loro.
E’ possibile far [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>La domanda</em>: le aziende hanno bisogno sempre più spesso di consulenze esterne, sulle quali però non hanno ragionevoli certezze sull’efficacia fino a quando la prestazione professionale non viene erogata.</p>
<p><em>L’offerta</em>: centinaia di esperti, altamente specializzati, sono in grado di ovviare alla domanda di consulenza delle aziende, salvo riuscire ad entrare in contatto con loro.</p>
<p>E’ possibile far incontrare domanda ed offerta? Sì, <span id="more-3"></span></p>
<p><img class="size-full wp-image-90 alignleft" style="margin-bottom: 50px; margin-left: 5px; margin-right: 15px;" title="Espertinrete.com" src="http://area51.endea.it/wp-content/uploads/2009/10/Espertinrete_portale-300x210.jpg" alt="screenshot di Espertinrete.com" width="300" height="225" /></p>
<p>Grazie ad <a href="http://www.espertinrete.com" target="_blank">Espertinrete.Com</a>, le aziende avranno –finalmente– accesso ad un database (in rapida crescita) di esperti a loro disposizione, le cui competenze sono <em>oggettivamente</em> qualificate. Nel panorama italiano dei servizi per le direzioni aziendali (come consulenza, formazione, temporary management, etc..).</p>
<p>La procedura di “qualificazione” è stata ottimizzata negli anni da AP Venezia srl, ed è stata portata on-line grazie ad Endea: per farlo, abbiamo sfruttato al meglio CMS OpenSource, riuscendo a limitare i budget economici, senza intaccare le funzionalità di ricerca e analisi tipiche di un portale di counseling.</p>
<p>Dal febbraio 2009, il sito sta registrando visite mensili in costante aumento, grazie ad un numero sempre maggiore di esperti e di aziende che hanno deciso di affidarsi ad <a href="http://www.espertinrete.com" target="_blank">Espertinrete.Com</a> per conoscersi e sviluppare assieme importanti opportunità di business.</p>
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		<title>Gli alieni sono tra noi</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Oct 2009 15:54:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Penso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiacchiere da Bar Sport]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Il JDN (Journal du Net) ha pubblicato recentemente un post interessante: si è chiesto quale strumento possa definirsi innovativo (se non addirittura rivoluzionario) nel modo di diffondere informazioni sul web. La risposta è stata semplice: gli RSS.
Vuoi trasformare l’informazione da attiva a passiva? Avete una notizia da comunicare al mondo: come procedere?
In genere, si pensa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il JDN (<a href="http://www.journaldunet.com/" target="_blank">Journal du Net</a>) ha pubblicato recentemente un post interessante: si è chiesto quale strumento possa definirsi innovativo (se non addirittura rivoluzionario) nel modo di diffondere informazioni sul web. La risposta è stata semplice: gli RSS.</p>
<p>Vuoi trasformare l’informazione da attiva a passiva? <span id="more-114"></span>Avete una notizia da comunicare al mondo: come procedere?</p>
<p>In genere, si pensa subito ad una bella newsletter, con il rischio che alla maggior parte dei destinatari tale comunicazioni non arrivi mai, a causa di filtraggi antispam.</p>
<p>Difficilmente si pensa ai feed RSS, abilitati di default dai principali sistemi CMS (Joomla, Drupal, Wordpress &amp; co.), ma mai usati appieno dai webmaster o dagli amministratori dei siti.</p>
<p>Nel suo articolo, il JDN vi suggerisce di utilizzare più intensamente gli RSS e pone la sua attenzione su due aspetti importanti, anche se molto diversi: la comodità di utilizzare un software unico per aggiornarsi su post e articoli da più siti contemporaneamente (tecnicamente con un feed-aggregator, molti dei quali freeware), e il fatto che –ad oggi– i flussi RSS sono molto meno soggetti a bombardamenti di spam, a differenza delle tanto amate (o forse odiate) newsletter.</p>
<p>Non da ultimo, non dobbiamo sottovalutare il fatto che <span style="line-height: 20px; ">la sottoscrizione ai feed è volontaria, la compie l’utente consapevolmente: questo fa si che il database di potenziali destinatari della comunicazione sia più qualificato e più sensibile agli argomenti trattati dalla nostra missiva. Da questo ne derivano due importanti punti di forza degli RSS, che definitivamente spiazzano le newsletter:</span></p>
<ul style="list-style-type: disc; list-style-position: inside; list-style-image: initial; margin-top: 10px; margin-right: 15px; margin-bottom: 10px; margin-left: 15px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 5px; border: 0px initial initial;">
<li style="list-style-type: disc; list-style-position: inside; list-style-image: initial; margin-top: 10px; margin-right: 15px; margin-bottom: 10px; margin-left: 15px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 5px; line-height: 1.6em; border: 0px initial initial;">Non ci sono più problemi legali di opt-in/opt-out nell’invio di comunicazione</li>
<li style="list-style-type: disc; list-style-position: inside; list-style-image: initial; margin-top: 10px; margin-right: 15px; margin-bottom: 10px; margin-left: 15px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 5px; line-height: 1.6em; border: 0px initial initial;">L’informazione proposta è –in una qualche maniera– richiesta dall’utente, e di conseguenza rende più incisivo il messaggio inviato</li>
</ul>
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		<title>Masiero Real Estate srl</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 15:39:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Penso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Portfolio Clienti]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione web]]></category>
		<category><![CDATA[immagine aziendale]]></category>
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		<description><![CDATA[Può una casa migliorare la qualità della vita?
Per Masiero Real Estate srl, importante RE operante fra Mestre e Spinea, questa non è una domanda, ma una precisa scelta aziendale, la loro filosofia e ci ha chiesto di farla emergere tramite un nuovo sito: 

Lavorare sul sito www.masierorealestate.it è stata per noi un’esperienza molto interessante, perchè [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Può una casa migliorare la qualità della vita?</p>
<p>Per Masiero Real Estate srl, importante RE operante fra Mestre e Spinea, questa non è una domanda, ma una precisa scelta aziendale, <em>la loro filosofia</em> e ci ha chiesto di farla emergere tramite un nuovo sito: <span id="more-89"></span></p>
<p><img class="size-full wp-image-90 alignleft" style="margin-bottom: 50px; margin-left: 5px; margin-right: 15px;" title="Masiero Real Estate - Mestre" src="http://area51.endea.it/wp-content/uploads/2009/10/Masiero-300x2251.jpg" alt="un fotogramma del sito www.masierorealestate.it" width="300" height="225" /></p>
<p>Lavorare sul sito <a title="Masiero real estate" href="http://www.masierorealestate.it" target="_blank">www.masierorealestate.it</a> è stata per noi un’esperienza molto interessante, perchè il nostro obiettivo era quello di creare un sito vivo, con un’anima, una personalità da trasmettere. Doveva emozionare fin dall’inizio il visitatore, riuscendo a toccarne l’animo.</p>
<p>Per questo abbiamo deciso di andare contro gli standard che spesso vengono utilizzati nei siti di immobiliari/real estate.</p>
<p>Non dovevamo (solo) esporre di possibili immobili da vendere: dovevamo far scegliere al visitatore la sua nuova casa.</p>
<p>Abbiamo scelto colori decisi, ma eleganti, senza tralasciare l’emozione di un filmato capace di parlare al cuore del visitatore.</p>
<p>Il sito rappresenta l’elemento principale della nuova comunicazione aziendale, e ci è stato chiesto di curare tutti gli aspetti dell’immagine considerando che essa dovrà essere uniformata fra vari media: il progetto internet, quindi, non era fine a sè stesso, ma doveva essere la base di partenza per permettere alla Masiero Real Estate srl di comunicazione in maniera più efficace.</p>
<p>Lo stile made-in-endea si può ritrovare nel filmato iniziale, nell’impostazione grafica, nella chiarezza e completezza dei contenuti, e –soprattutto– nella generale fruibilità del sito: non c’è nulla in più oltre all’essenziale.</p>
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		<title>Altraacqua di Venezia</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Oct 2009 14:09:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Penso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Portfolio Clienti]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione web]]></category>
		<category><![CDATA[joomla]]></category>
		<category><![CDATA[mestre]]></category>
		<category><![CDATA[provincia di venezia]]></category>
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		<category><![CDATA[venezia]]></category>

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		<description><![CDATA[C’è una visione della politica che ci porta spesso a sottovalutare importanti iniziative: una visione che nasce dai piccoli soprusi burocratici quotidiani, dalle continue liti fra partiti (apparentemente con visioni molto distanti), e che ci lascia indifferenti a concetti alti, come solidarietà, aiuto per il prossimo, etc..
E’ possibile aiutare concretamente chi non è fortunato come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C’è una visione della politica che ci porta spesso a sottovalutare importanti iniziative: una visione che nasce dai piccoli soprusi burocratici quotidiani, dalle continue liti fra partiti (apparentemente con visioni molto distanti), e che ci lascia indifferenti a concetti alti, come solidarietà, aiuto per il prossimo, etc..</p>
<p>E’ possibile aiutare concretamente chi non è fortunato come noi, grazie ad una comunicazione adeguata? Sì, <span id="more-18"></span></p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-59" title="fondo_acqua" src="http://area51.endea.it/wp-content/uploads/2009/10/fondo_acqua-300x226.jpg" alt="fondo_acqua" width="300" height="226" /></p>
<p>Venezia ha un cronico problema di acqua alta, ma ci sono zone del mondo dove il problema è l’opposto, ovvero la cronica assenza di acqua, senza distinzione tra alta o bassa.</p>
<p>Per valorizzare un progetto della Provincia di Venezia, destinato ad affiancare e sostenere (economicamente e non) progetti di sviluppo di reti idriche in Africa, Asia e America Latina, Endea ha realizzato il sito <a href="http://www.fondoacquabenecomune.it" target="_blank">www.fondoacquabenecomune.it</a>, che rappresenta la versione internet dell’omonimo libro pubblicato da Edizioni Etra, con i testi di Macri Puricelli.</p>
<p>L’obiettivo era semplice: dare il massimo della visibilità a progetti di grande rilevanza sociale, non solo –quindi– elencare  i risultati ottenuti.</p>
<p>Tutta la struttura del progetto grafico è tarato per dare il giusto valore ai volontari laici e non, tutti provenienti dalla Provincia di Venezia, e a ciò che hanno fatto con grande passione. Tutti questi elementi dovevano emergere dal sito.</p>
<p>Non si può rimanere insensibili davanti a fotografie che ritraggono bambini felici, visibilmente commossi solo perchè nel loro villaggio finalmente si può attingere un po’ di acqua da un pozzo comune: ma non si poteva solo giocare con le foto.</p>
<p>Il sito (come il libro) vuol essere una spinta all’azione, un moto d’orgoglio che deve investire chi è più fortunato: nessuno può –e deve– sentirsi escluso dall’aiutare gli altri.</p>
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